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Calvello (PZ)

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Storia e Arte

Calvello, il cui nome deriva probabilmente dal latino caro et vellus (carne e lana), è un paese da vedere e scoprire. Con le sue case in pietra e i suoi vicoli raggiungibili solo a piedi, conserva un fascino ed un’atmosfera particolari. Considerevole è il suo patrimonio artistico e monumentale e di grande pregio le opere d’arte conservate nelle sue chiese.

La chiesa Madre, sorta intorno al 1400, contiene, in prossimità dell’altare maggiore, una tela raffigurante S. Giovanni Battista, giovane di scuola napoletana del 1600. Altre due tele, sistemate in sagrestia e sulla porta di una delle entrate della stessa, raffigurano L’Ultima cena, opera seicentesca, dai colori vivi e delicati, di autore ignoto, e la preziosa Madonna di Costantinopoli di scuola fiorentina cinquecentesca. Lungo la parete della navata laterale destra sono visibili due importanti sculture lignee: il Cristo crocifisso e la Vergine SS. Ma della Pietà.

La chiesa di S. Maria del Piano, del sec. XII, ritenuta una delle più belle della regione, conserva un notevole portale romanico nella facciata e un altro nel fianco sinistro; nell’ interno, a tre navate divise da pilastri, si trovano dipinti murali di eccezionale qualità, un’interessante statua lignea dagli influssi bizantini, raffigurante la Madonna col bambino, che si fa risalire al sec. XIII; un pregevole coro ligneo risalente alla fine del 1700 e i primi del 1800, due altari lignei e un fastoso altare maggiore barocco

La chiesa di S. Maria degli Angeli, sede delle cospirazioni antiborboniche del 1821-22, eretta alla fine del 1400, contiene cinque pregevoli affreschi datati 1616 e firmati da Girolamo Todisco.

Le chiese di S. Nicola del XIII secolo e di S. Giuseppe del XVIII secolo, custodiscono rispettivamente un prezioso trittico su tavole che ritrae la Vergine col Bambino e Santi e una magnifica tela dai colori caldi e luminosi, attribuita a Federico Fiore, detto “il Barocci”.

In cima all’abitato è il Castello fondato in età normanna, recentemente restaurato con attenti criteri filologici che hanno consentito di recuperare il manufatto storico che domina con la sua mole l´abitato di origine medievale di Calvello. Documentato per la prima volta nel 1089, il castello sorge intorno ad un torrione di chiara matrice normanna (XII sec.) a cui si aggiungono in età federiciana

(I metà del XIII sec.) diversi corpi di fabbrica che si sviluppano intorno ad una corte. A quest´epoca il castello, denominato castrum, faceva parte di un ristretto numero di strutture fortificate e domus della Basilicata che beneficiavano dell´attenzione dell´amministrazione regia per quanto riguarda la manutenzione e le eventuali opere di riparazione. In età angioina (II metà del XIII sec. – XIV sec.) l´impianto architettonico si arricchisce di altri corpi di fabbrica tra cui una torretta cilindrica. Dal XII al XIV secolo il castello svolgeva dunque una funzione di controllo del contado circostante e, nel contesto di una rete di rocche, castelli e torri intervisibili tra di loro, di un territorio che includeva la val Camastra e l´alta val d´Agri. Dal ´500 la rocca perde la sua originaria funzione di presidio militare e conseguentemente mutano i connotati architettonici del castello che con i Carafa, prima, e i Ruffo di Calabria, poi, assume l´aspetto di un palazzo gentilizio. Alla famiglia ducale dei Carafa e ai principi Ruffo si devono nuove soluzioni architettoniche, il rifacimento delle facciate, in particolari quelle del cortile, e alcuni dipinti parietali che impreziosiscono i saloni del piano terra e del primo piano delle ali sud ed est. L´opera di consolidamento e di restauro storico-architettonico è in gran parte realizzato.

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Turismo didattico culturale

Il primo piano dell´ala ovest del Castello ospita il Museo ludico-didattico ed espositivo della ceramica nel quale si documenta e si racconta la ceramica nel mondo, e in particolare di Calvello, con tecnologie digitali, multimediali e moderne e accattivanti modalità interattive e con ambienti attrezzati per la realizzazione di laboratori didattici e l´esposizione permanente di vasi, piatti ed altri oggetti della ceramica calvellese.

Tra i più interessanti attrattori turistici della Val Camastra il Museo della Ceramica di Calvello  si inserisce nel ricco programma di valorizzazione del patrimonio storico artistico e del ricco patrimonio culturale immateriale promosso dall´amministrazione comunale che vuole fare del binomio Cultura-Territorio la sfera di intervento strategica per promuovere lo sviluppo locale e per creare occasioni di crescita economica.

Infine, accanto al turismo culturale, viene proposto un percorso didattico che consente di approfondire la conoscenza della prima fonte energetica del territorio, il petrolio, grazie alle attività proposte dal Centro Didattico “Energia e Territorio” sito in località Cacciatizze, realizzato dal Comune in collaborazione con l’Eni.  Il Centro ospita al suo interno materiali, apparecchiature, mostre fotografiche e video sulle fonti energetiche del territorio.

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Il territorio e i percorsi escursionistici

Il territorio di Calvello è compreso nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’ Agri Lagonegrese, istituito l’8 dicembre 2007. Dalle sue cime che si aggirano intorno ai 2000 metri, fino al monte Vulturino, che fa da sfondo al paese, si ammira un panorama unico per vastità e profondità che abbraccia le valli del Basento e dell’Agri, fin quasi al Mar Jonio.

Numerose sono le sorgenti, alcune delle quali di acqua sulfurea. Il corso principale è il fiume La Terra.

Per gli appassionati di escursionismo, sono molteplici gli itinerari possibili. In particolare, quelli delle Serre, delle Fontane, del Binario, dei Madonnaioli e delle Praterie del Volturino, permettono di scoprire angoli di stupenda bellezza paesaggistica, sentieri e mulattiere di boscaioli, carbonari, pastori e mandriani, immagini della vecchia cultura rurale.

Si consiglia l’itinerario Binario che si percorre in cinque ore. Il primo tratto (5 Km) va dall’area attrezzata di Autiero (1166 Km), che offre una visuale panoramica molto suggestiva del Volturino, alla piana degli Alberti (1200 m.). Il secondo (5 Km), dalla piana degli Alberti al Monte Saraceno (1319 m.)

Nei boschi di Autiero, del Casone e Cacciatizze, caratterizzati da muschio sui tronchi di cerri e di roverella, si incontrano lepri, volpi nonché picchi e merli.

Nell’area comprendente il fosso Varlanza e la Piana Patatara, seguendo la pista da sci, si arriva alle sorgenti di Colantonio (1250 m.), a ridosso della strada provinciale dalla quale si accede al Santuario della Madonna del monte Saraceno, alle spalle del quale c’è la grotta dell’Eremita. Il contrafforte domina la Valle di Piesco, con i versanti sempre verdi del Cugno del Salice e della Tempa la Posta.
Intorno vi sono le cime rocciose del Monte Viggiano e Monterotunno.

Si segnalano infine l’area turistica “Acqua dell’abete” e le piste da sci del Monte Vulturino.